Pubblichiamo la nota Sir sul Family Day.
Riportare al centro della vita pubblica, dell’intera società, la perenne novità della normalità. La nostra società deve ripartire dalla sua identità, deve rafforzare i suoi baluardi, deve andare avanti contando sulle sue risorse più autentiche. E’ uno dei messaggi sintetici del Family Day del 12 maggio: una bella cosa, una festa di gente normale, un sereno e gioioso pronunciamento della società civile per il suo futuro, un importante segno di vitalità e anche una testimonianza di unità del laicato cattolico in un impegno e in un servizio che continuano. A piazza San Giovanni e nelle strade adiacenti, perché non ci stavano tutti nel catino romano, c’erano nonni e bambini, giovani e adulti; c’erano anche preti e suore, così, naturalmente, come nella vita di ogni giorno. Era semplicemente una grande festa di popolo, di tutti: un milione di persone venute non per ascoltare qualche leader o qualche popstar. Erano lì perché ritenevano giusto testimoniare con la loro presenza il senso, il valore, il presente ed il futuro della famiglia, come risorsa chiave della società di oggi e di domani. Tutto qui. La democrazia ha bisogno di principi e di valori chiari, di punti di riferimento sicuri e condivisi. Non c’è nulla da inventare: per l’Italia basta il testo costituzionale. Però ogni tanto, soprattutto in questi tempi di accelerazione dei processi, è utile rinfrescare la memoria e ribadire che ci sono dei paletti. Piazza San Giovanni ha provveduto a farlo, con grande convinzione e altrettanta serenità. Ha richiamato tutti alla realtà perché nelle società avanzate tende a crescere il peso della fiction. Ne è un esempio un certo discorso sui diritti che si stacca dalla vita, dalla realtà, dalla società concreta, per cui tutto rischia di confondersi, rischiando di svaporare alcuni dati essenziali, come la differenza tra maschio e femmina, l’architettura, l’identità e l’unicità della famiglia. Provvedere a rinfrescare la memoria, ricordare di passare dalla fiction alla vita reale, è un primo grande servizio che il popolo del family day ha reso al nostro Paese. Un altro servizio è avere ancora una volta provveduto a smentire un vecchio schemino di maniera della contrapposizione cattolici – laici. Il family day è stato affermazione di laicità, di difesa e promozione della Costituzione. Oggi come sessant’anni fa una iniziativa aperta di cattolici, non confessionale, ma plurale, diventa punto di incontro e di coagulo di un’ampia opinione pubblica, senza alcuna discriminante di credo religioso, diventa espressione del senso comune, del comune sentire del Paese. Più famiglia allora, nelle politiche pubbliche e nella vita sociale. E’ un messaggio di saggezza e di sano realismo,un appello alla più sostanziale delle riforme istituzionali, quella della sussidiarietà e della "soggettività della società". Non sarà facile, ma è una delle strade giuste per ritrovare, nell’infinita transizione italiana e in un quadro europeo spesso nebuloso, passione autentica e nuovo slancio.