Di fronte alla "prima generazione interattiva", formata dai bambini di oggi, "capaci di usare simultaneamente e con estrema disinvoltura più media, passando da un gioco on line ad internet, dalla playstation agli sms e mms", è necessaria "non l’invettiva ma un atteggiamento di sana responsabilità, facendo leva su una società adulta che non abbia paura del cambiamento, impedendosi di capirlo, e ancor prima di interpretarlo". Lo ha detto don Domenico Pompili, direttore dell’ufficio Cei per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi all’incontro su "I bambini e i media: una sfida per l’educazione", promosso alla pontificia università Lateranense sul tema della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, (20 maggio). "Mettere insieme il meglio delle due tradizioni orale e scritta e tentare una nuova sintesi creativa alla luce degli inarrestabili sviluppi mediatici": questa, per Pompili, la sfida da raccogliere. "L’eticità degli strumenti di comunicazione sociale non dipende esclusivamente dal loro utilizzo", ha detto mons. Dario Edoardo Viganò, preside del pontificio istituto pastorale Redemptor Hominis, che ha puntualizzato: "Esiste una modalità di utilizzo che non corrisponde alla ricerca del bene personale e sociale, ma un medium non è mai neutrale: esistono spazi di problematicità etica per il fatto stesso di essere immersi in un sistema mediatico".