Che cosa significa realmente terminalità? Quando non c’è possibilità di recupero è opportuno impiegare risorse, personale e tempo? Si può stabilire un limite oggettivo di intervento? Questi gli interrogativi sui quali ruoterà la giornata di studio che l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum promuove domani a Roma (Via degli Aldobrandeschi, 190 www.upra.org) con le associazioni "Scienza e vita" e "La quercia millenaria" (cfr. Sir n.29/2007 old.agensir.it). Sul tema “Quando il figlio è terminale: scienza, bioetica e famiglia di fronte alle proposte di eutanasia prenatale e pediatrica” si confronteranno Carlo Valerio Bellieni, neonatologo, Giuseppe Noia, docente di medicina prenatale e Giuliano Ferrara, giornalista e direttore del quotidiano “Il Foglio”. "La prenatalità e la terminalità spiegano gli organizzatori – sono condizioni che oggi non sembrano meritare né cura né attenzione, sinonimo di infra-umanità, sul quale la post-umanità non può soffermarsi. Quando, poi, le due condizioni si presentano contemporaneamente, nel cosiddetto feto terminale, siamo di fronte al paradosso: un nascituro senza alcun futuro". Nel corso della giornata sarà presentato anche il libro “Il figlio terminale: storie di amore straordinario in risposta alla ordinaria eutanasia prenatale”, di Giuseppe Noia (ed.Nova Millennium Romae).