Mons. Betori aveva parlato, ricorda mons. Ceccobelli, di "nuovi nemici" che "tentano di espugnare le nostre città, di sovvertire il loro sereno ordinamento e di creare turbamento alla loro vita" e che "si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura". Nichilismo e relativismo che si traducono in attacchi all’embrione indifeso, in copertura legale all’aborto, in sostegno al "concetto apparentemente innocuo di qualità della vita", che "innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati"; in "sentimenti di arroganza e di violenza che fomentano le guerre e il terrorismo"; in chiusura verso "chi è diverso per etnia, cultura e religione"; in mantenimento di "situazioni e strutture di ingiustizia sociale"; in oscuramento della "verità della dualità sessuale"; in scardinamento della "natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna". "Perché, alla luce di queste sostanziali considerazioni, invece di lanciare accuse si chiede mons. Ceccobelli -, non proviamo a ragionare serenamente? Che ci siano gravi disagi è sotto gli occhi di tutti, e allora è necessario chiedersi: da dove nascono? Chi li provoca?". (segue)