PERIFERIE: CARITAS ITALIANA, “LUOGHI DELL’ABBANDONO, PERSONE VIVONO IMPRIGIONATE. INTERVENIRE ORA, TRA 10 ANNI TROPPO TARDI” (2)

“Le maggiori tensioni in Italia – ha avvertito Magatti – sono all’interno del quartiere. Le povertà non sono solo materiali ma quasi antropologiche”. E non sono solo povertà individuali ma anche “sociali e istituzionali”. “Chi si trova lì – ha detto Magatti – è come imprigionato”. I conflitti, secondo quanto emerge dalla ricerca, sono “tra anziani e giovani, tra autoctoni e immigrati, tra chi conduce una vita all’interno del quartiere e chi invece lo utilizza solamente”. “Siamo molto lontani dalla situazione delle banlieue parigine – ha precisato – perché non c’è la concentrazione di una sola etnia. Ma sono comunque quartieri esposti a livelli alti di violenza e insicurezza”. Magatti ha classificato tre tipi di violenza: quella della criminalità organizzata, che paradossalmente “fa regnare un certo ordine”; la violenza “nichilista” e senza senso e la violenza “simbolica” nei “luoghi di contatto”, quali la scuola o il bus, allo scopo di “rendersi visibili”. In questa situazione le realtà che riescono a “contrastare il degrado, seppure con grande fatica” sono “le parrocchie, le sedi di partito, i sindacati, il terzo settore e la scuola". Si tratta, ha affermato mons.Francesco Montenegro, vescovo di Messina e presidente di Caritas italiana, di “dare piccole risposte alle tante difficoltà che emergono” ed essere sempre più “luoghi di speranza”.