No a campi Rom isolati e "controllati" fuori dal Grande raccordo anulare, perché sono "una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira": anziché il "patto per la sicurezza" serve un patto "nel quale la sicurezza venga perseguita mediante l’inclusione sociale", attraverso il diritto dei bambini alla scuola, l’accesso alle case popolari, la promozione del lavoro femminile. L’invito a "non criminalizzare un intero popolo" viene dalla Comunità di Sant’Egidio, Caritas di Roma, Arci Solidarietà, Comunità di Capodarco di Roma, Jesuit Refugee Service e Servizio Rifugiati e migranti delle Chiese evangeliche, che hanno diffuso oggi una lettera aperta su Rom e legalità, a proposito della recente firma del "Patto per Roma sicura" tra il Comune di Roma e il Ministro dell’Interno. I firmatari, che conoscono bene i campi nomadi e la popolazione Rom e Sinta perché sono presenti accanto a loro da molto tempo, si dicono "preoccupati" dei "toni ostili e talvolta apertamente intolleranti" usati in questi giorni nei confronti dei nomadi. Affermazioni che "creano allarmismo sociale in tessuti urbani difficili e ritornano allo stereotipo dello zingaro criminale girovago". "Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta come falso bersaglio affermano -, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre periferie". (segue)