"Le città non solo il luogo del silenzio di Dio, della morte di Dio, ma luoghi dove c’è una sensibilità religiosa molto forte, anche se spesso latente, da scoprire, e dove c’è molta gente in ricerca", ha detto mons. Papa, sottolineando che "in una Chiesa intesa come mistero di comunione non ci possono essere vicini e lontani, fratelli e fratellastri, stranieri o forestieri, ma solo una vasta fraternità di persone a cui va portata la nostra attenzione". Di qui la necessità, per il vescovo, di "superare la mentalità per cui le città sono il luogo di una presenza cristiana necessariamente catacombale", per "una maggiore riflessione comune e collegiale, a partire da una più approfondita concezione del cittadino e della religiosità dell’uomo urbano". Sta in questo, del resto, la "novità" del Convegno ecclesiale nazionale di Verona, "dove si è auspicata una pastorale più centrata sulla persona, che può essere una pista importante per la città. Se a volte ha detto Papa la città può essere sinonimo di folla, da noi cristiani deve essere sempre considerata come una comunità di persone". (segue)