"Assistere i 39 milioni e mezzo di persone che vivono con l’Hiv; ridurre il numero di chi ogni anno muore di Aids" (nel 2006 2 milioni e 900 mila); prevenire nuove infezioni, circa 4 milioni l’anno; prendersi cura dei giovani, l’anno scorso il 40% dei nuovi casi". Queste, ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, "le maggiori sfide da affrontare". Intervenuto ieri a New York alla 61ª sessione dell’Assemblea generale Onu sull’Hiv-Aids, il rappresentante vaticano ha richiamato l’obiettivo di garantire entro il 2010 l’accesso universale ai programmi di prevenzione e cura, ed ha rilevato che "25 anni dopo l’insorgere di questa epidemia" non "vi sono scuse" per i gravi ritardi nell’informazione alle popolazioni su "come educarsi e vivere in modo sicuro". Inoltre, ha denunciato, "solo 2 milioni dei 7 milioni e 100mila persone che necessitano di farmaci retrovirali, li ricevono". Occorrono 18 miliardi di dollari per il 2007 e 22 per il 2008. Di qui l’appello "a ciò che noi come comunità internazionale dobbiamo fare". Un richiamo, infine, alla "rete globale di assistenza" promossa dalla Santa Sede: 1.600 ospedali, 6mila cliniche, 12mila iniziative di natura sociale e caritativa nei Paesi in via di sviluppo.