Questo significa, ha chiarito de Rita, "credere nella contaminazione tra generazioni", "lavorare per la costruzione di un contesto educativo largo attorno alle tradizionali agenzie di socializzazione ed istruzione (scuola e famiglia)", "porre al centro degli interessi (anche dei mass-media) i problemi veri della vita", "puntare sull’autorevolezza costituita dalla serietà dell’atteggiamento, dalla veridicità del messaggio, dall’intensità del dialogo", "giungere ad un nuovo Patto formativo capace di captare, interpretare e riordinare efficacemente i problemi e le trasformazioni in atto"; "sostenere la famiglia nei suoi ruoli educativi", "riprogettare i servizi per la famiglia, dai consultori, agli asili-nido, in un senso educativo, con sostegno e coinvolgimento reciproco". Per de Rita, "va immaginata come una vera e propria rieducazione ai ruoli, va arginata la potenza di fuoco distruttiva di alcuni antagonisti della funzione educativa familiare, all’interno della cosiddetta ‘società educante’, e soprattutto dei media, vecchi e nuovi, ma anche dei luoghi di consumo e di vita". In tal senso, "politiche educative, politiche della famiglia e politiche della comunicazione dovrebbero trovare le modalità, i punti di raccordo per procedere insieme. Troppo spesso esse procedono autonomamente senza mai incrociarsi in snodi che invece hanno grosse potenzialità sociali".” ” ” “