ELEZIONI AMMINISTRATIVE: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

"Le elezioni amministrative, si sa, hanno, giustamente, una forte componente locale, che si materializza in molte liste civiche e, talvolta, in alleanze cosiddette "anomale". Conta molto, nel risultato, la scelta del candidato sindaco, la sua personalità, il suo appeal locale. Eppure, come dimostra il gran numero di comuni (e province) assegnate al primo turno, il bipolarismo insito nella legge elettorale introdotta nel 1993 è obbligato e radicato, dunque è possibile trarre alcune sintetiche indicazioni di carattere generale da questo importante ed esteso turno di primavera, che completa il non meno significativo turno amministrativo siciliano. Vince il centro-destra, con una particolare accentuazione nell’Italia settentrionale. Questa vittoria dell’opposizione peraltro non sembra porre un immediato problema di sopravvivenza al governo. Si profila insomma il sostanziale mantenimento del quadro definito dal Quirinale alla fine della breve crisi del governo Prodi, lo scorso febbraio, quello cioè di una governabilità concentra su punti obbligati, con numeri assai ristretti. In tale quadro diventa assolutamente cruciale guardare al futuro, porsi cioè – al di là delle contingenti vicende dei margini dell’attuale maggioranza in particolare al Senato – la questione delle prospettive del sistema politico. Nelle ultime settimane si è sviluppato un dibattito "von oben", cioè per così dire promosso dall’alto, sulla crisi della politica. Qualcuno ha evocato il 1992, lo sfarinarsi cioè di un sistema politico, altri hanno messo in luce la percezione lapalissiana della insussistenza di quella "seconda Repubblica" a suo tempo invocata come panacea di tutte le tradizionali magagne della politica italiana. Altri ancora hanno evocato una nuova, ulteriore "spallata" referendaria, quasi che, ponendo più in alto l’asticella del maggioritario, e dando vita ad un artificiale bipartitismo, si potesse passare all’articolazione ideale della politica. L’impressione è che il dibattito sull’esito della "transizione infinita" del sistema politico italiano, evocata a suo tempo da Gabriele De Rosa, il decano degli storici italiani, rischia di assomigliare sempre più al buon vecchio giuoco dell’oca, un eterno ricominciare, mentre gli elettori non hanno altra via di espressione che la scelta delle "alternanze per disperazione". Non si esce dalla crisi, che molti oggi percepiscono, con la retorica dell’antipolitica, anche nella sua versione politicamente corretta e di sinistra, così come non si esce cambiando a ripetizione le regole formali o elettorali. Servono in Italia – ma anche in Europa – forze politiche forti e serve un altrettanto forte e convinta capacità di espressione della società civile. Non sono due dati in contraddizione fra loro, ma insieme si tengono e fanno l’identità peculiare e la prospettiva di sviluppo del Paese.