La richiesta alla comunità internazionale di "una vigorosa leadership" per "trovare le strade per la riconciliazione, il dialogo e la pace" in Medio Oriente e rispondere alle necessità degli sfollati e dei rifugiati iracheni (oltre 2 milioni all’interno del Paese e altrettanti all’estero): è stata fatta da mons. Silvano M.Tomasi, Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra. Il suo intervento del 17 aprile alla Conferenza internazionale convocata dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, è stato reso noto oggi dalla Sala Stampa. In Iraq "sembra più facile morire che vivere", ha detto, constatando l’ondata "senza precedenti di odio e distruzione", che ha avuto un "impatto mortale nell’intera regione medio-orientale". Secondo mons.Tomasi, con 4 milioni di rifugiati e 40-50.000 iracheni che lasciano ogni mese le loro case, è oggi necessario "che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità nel compito di protezione ed assistenza", anche nei confronti dei cristiani iracheni, che soffrono gravi conseguenze: "Laddove guerra e violenza hanno distrutto il tessuto sociale e l’unità dell’Iraq ha affermato -, scelte politiche coscienziose e un impegno umanitario senza discriminazioni sarebbero il primo passo per ristabilire una unità nel pluralismo".” ” ” “