MIGRAZIONI: CASTLES (UNIVERSITÀ DI OXFORD), "NON POSSONO ESSERE ARRESTATE O SCATENATE" CON "L’INTERRUTTORE" DELLE POLITICHE

Circa il 3% della popolazione mondiale è composta da migranti, ma le politiche migratorie sanno essere efficaci? E’ quanto si è chiesto oggi a Roma Stephens Castles, docente all’Università di Oxford e co-direttore dell’International Migration Institute, intervenuto All’incontro "Le migrazioni internazionali" (Università La Sapienza). "Vi sono tre motivi per i quali queste politiche possono fallire – ha affermato – Innanzitutto i fattori legati alle dinamiche sociali del processo migratorio; quelli collegati alla globalizzazione e al divario Nord-Sud, e infine fattori interni ai sistemi politici". Per quanto riguarda i primi, Castles ha parlato di due correnti di pensiero influenti sulle politiche migratorie. "La prima si basa su calcoli economici: le persone si spostano se nel luogo di approdo riescono a massimizzare la loro utilità individuale e smettono di spostarsi, o addirittura tornano indietro, se l’equazione costi- benefici muta". La seconda è "la convinzione che regolamentare i migranti per controllarne l’ammissione e la residenza effettivamente dia vita a comportamenti aggregati. Insieme – ha spiegato – queste due credenze rimandano all’idea che, grazie ad appropriate politiche, le migrazioni possano essere arrestate o scatenate come se si disponesse di un interruttore".