Dal 1991 ai primi mesi del 2006 sono stati 7.233 le persone immigrate che hanno usufruito del "ritorno volontario assistito". Uno strumento che, "in un periodo di riflessione sulle possibili riforme da apportare al testo unico sull’immigrazione", "può essere uno strumento da estendere ad altre categorie di immigrati". E’ la proposta che emerge dal volume "Migrazioni di ritorno: il caso italiano", curato dal Centro studi Idos e dal Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, presentato oggi a Roma. I rimpatri assistiti, strumento poco conosciuto ma previsto dalle due leggi precedenti in materia, riguarda le emergenze umanitarie e le vittime di tratta. Sono esclusi i migranti irregolari. In 15 anni ne hanno usufruito, per i tre quarti, i titolari di permesso per protezione temporanea e sfollati (5.252), soprattutto albanesi (41,5%) e kosovari (15,2%). Il restante 16,3% ha riguardo 458 vittime di tratta, 571 lavoratori in difficoltà e pochi altri casi umanitari. I costi per i ritorni volontari variano tra i 2000 e i 5000 euro e prevedono attività propedeutiche alla partenza, il viaggio di ritorno e programmi di reinserimento all’arrivo attraverso l’erogazioni di apposite borse e avvio di progetti di microimprenditoria. Segue monitoraggio finale. Il ritorno assistito, si legge nel volume, "costerebbe un quarto di quello forzato", che nel 2004 è costato all’Italia circa 316.000 euro al giorno. (segue)