"Dallo scorso anno, al momento dell’indulto, abbiamo seguito una cinquantina di persone, uomini e donne, sul totale dei 200 che sono usciti dal carcere grazie a tale provvedimento. Li abbiamo accolti nella nostra struttura offrendo posti per dormire, la mensa e i servizi di igiene personale. Di loro, soltanto tre sono rientrati in carcere, e una per uscirne subito dopo riaccolta dalla comunità terapeutica": è la testimonianza di Massimo Zanini, del "Centro di primo ascolto e coinvolgimento" della Caritas di Bergamo. Rispetto ai dati diffusi a livello nazionale su un presunto aumento di furti e rapine dopo l’indulto, Zanini afferma: "Può essere che a livello nazionale ci sia stato un tale incremento, ma rispetto ai nostri piccoli numeri non è stato così. Voglio dire che di certo sconvolgimenti post-indulto non ce ne sono stati. Piuttosto abbiamo a che fare con numerosi casi di grave emarginazione e per noi è quasi la norma che una persona sulla strada, con comportamenti devianti e magari la dipendenza da sostanze commetta con frequenza piccoli reati, e quindi entri ed esca dal carcere. In questi casi occorre aprire nuove possibilità di recupero per queste persone", conclude.