Diani spiega anche quali sono i requisiti di un sito per essere inserito nella Lista dei siti cattolici: "Escludiamo afferma – piccole pagine molto semplici, che presentano poche notizie, per esempio la parrocchia che mette gli orari della messa". Il sito, dunque, "deve essere italiano e cattolico": "Ci atteniamo chiarisce Diani – ai criteri di dottrina ecclesiale del codice di diritto canonico. Per i casi più difficili, quelli un po’ al limite come per i siti progressisti troppo critici nei confronti della Chiesa o quelli particolarmente legati alla tradizione, che vedono in tutto ciò che è moderno in maniera negativa, ci avvaliamo di specialisti". Dell’"équipe di supporto dottrinale" fanno parte "un moralista, un liturgista, un biblista, un teologo dogmatico, un esperto di ecclesiologia e uno storia della Chiesa, un esperto della comunicazione e il vicedirettore dell’Ufficio di Comunicazione sociale della Cei, mons. Franco Mazza, che da sempre conosce la realtà di Internet ed è tra i principali promotori di questa diffusione". Il nuovo sviluppo di Internet, con il cosiddetto web2 (esempi sono Google, Youtube e Wikipedia) è un’opportunità nuova anche per il mondo ecclesiale tutta da studiare, senza nascondere le difficoltà che questo comporta: ma la Chiesa ha dimostrato in questi primi dieci anni che può reggere benissimo questo stimolo".