"Non esiste un diritto alla morte, ma a morire con dignità". A ricordarlo, nel giorno dell’avvio del dibattito sul testamento biologico in Commissione Sanità al Senato, è Salvino Leone, dell’Istituto di bioetica dell’Università di Palermo. In Parlamento, ricorda al Sir l’esperto, "ci sono vari disegni di legge" in materia: "Da quelle più garantiste nei confronti della vita umana, a quelle, che sconfinano in un’autodeterminazione preoccupante, in nome di un presunto diritto al suicidio assistito, ad altre abbastanza equilibrate, che sono l’applicazione concreta di quanto già a livello civile ed ecclesiale è stato detto sul testamento biologico". "Il codice deontologico dei medici, pacificamente accettato da tutti osserva infatti Leone prevede già in modo dettagliato cosa fare per evitare l’accanimento terapeutico od il prolungamento artificiale delle cure". A livello ecclesiale, c’è poi la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la dottrina della fede, da cui "appare chiaro che la Chiesa non è per un vitalismo ad oltranza", quando si afferma che "non ha senso prolungare oltre il dovuto nessuna terapia". Due testi, questi, che per Leone "già dicono tutto".