"Sviluppo dei popoli, sviluppo della persona. A quarant’anni dalla Populorum progressio e a venti dalla Sollicitudo rei socialis" è il tema del convegno tenutosi oggi all’Università Cattolica di Milano. "La Populorum progressio spiega Edoardo Botto, direttore del centro di ateneo per la dottrina sociale della Chiesa è l’enciclica di Paolo VI del 1967; la Sollicitudo rei socialis, di Giovanni Paolo II (1987), aggiorna la prima dicendo che lo sviluppo dell’uomo incontra nuovi percorsi e nuove difficoltà". "Entrambe sottolinea mons. Gianni Ambrosio, assistente ecclesiastico generale dell’ateneo invitano a scoprire le possibilità e le insidie dei processi sociali odierni" nella linea della dottrina sociale della Chiesa che "non è una terza via tra liberalismo e comunismo, ma costituisce una categoria a sé e non appartiene al campo dell’ideologia, ma alla teologia morale". Per Simona Beretta, docente di politiche economiche internazionali presso il medesimo ateneo, le due encicliche sono attraversate dalla "dicotomia tra micro e macro sviluppo". Nella Sollicitudo rei socialis "viene introdotto il concetto di interdipendenza, da cui scaturisce quello di solidarietà non solo fra gli individui ma anche fra i popoli".