"Alcol e droga, ansia e depressione, rabbia e irritabilità": sono alcuni dei maggiori fattori di rischio di suicidio, riscontrati nell’Istituto penale minorile "Casal del Marmo" di Roma, attraverso un’indagine presentata stamattina in Campidoglio al convegno "Prevenzione delle condotte suicidarie nel carcere minorile". L’indagine fa parte di un "progetto pilota" che attraverso un gruppo di ricerca interistituzionale (composto da rappresentanti del Centro di giustizia minorile e del Garante per i detenuti di Roma, e da neuropsichiatri infantili) vuole comprendere e intervenire sul rischio di suicidio nelle carceri minorili. Il campione della ricerca era formato da 77 minori detenuti (tra i 14 e 18 anni), entrati in carcere dal novembre al marzo 2006, e la cui nazionalità prevalente era quella dei rumeni (31%), seguita dagli italiani e poi dagli zingari dell’ex-Jugoslavia. In particolare risulta che: "Le situazioni di rischio significative per le donne sono depressione e ansia. Mentre per i maschi sono l’uso di alcol e droga". Queste ultime sono situazioni più critiche "per gli italiani che non per gli stranieri". Mentre gli zingari vengono colpiti maggiormente dai cosiddetti "disturbi del pensiero", dato che per gli studiosi "può essere influenzato da una maggiore tendenza al pensiero magico della cultura zingara".” ” ” “