"Perdita di progettualità, disperazione e rabbia, senso di colpa grave". Sono alcuni dei maggiori fattori di rischio di suicidio rilevati attraverso l’osservazione di 77 ragazzi dell’Istituto penale minorile "Casal del Marmo" di Roma. Lo studio è stato presentato oggi a Roma. L’osservazione qualitativa ha interessato un campione più ristretto rispetto a quello di 77 detenuti analizzati tramite questionari. Dall’osservazione risulta, tra l’altro, che i momenti di maggiore criticità sono l’iter giudiziario che precede l’ingresso in carcere, la fase dell’ingresso nella struttura e quella di uscita. I dati sono in linea anche con quanto emerge da alcune indagini condotte nei penitenziari minorili degli Usa, Paese a più alta percentuale di suicidi giovanili dove 6mila adolescenti ogni anno si tolgono la vita. "I minori detenuti ha detto Joseph Penn, psichiatra tra i massimi esperti del campo, intervenendo alla presentazione hanno una maggiore predisposizione rispetto ai coetanei fuori dal carcere". Tra i fattori "stressogeni": "La paura di non poter uscire da una situazione di sofferenza intollerabile, la paura di non poter rivedere più i familiari, ma anche la diffusa presenza di disturbi psichiatrici. Il momento della sentenza è uno di quelli a più alto rischio. Molto diffusi anche gli episodi di autolesionismo".