I cristiani iracheni oggi vivono come "un gregge di pecore in mezzo ai lupi". A evocare l’immagine biblica per descrivere le condizioni di vita della minoranza cristiana irachena è mons. Sarhad Yawsip Jammo, della diocesi caldea della California (Usa). "In quella congiuntura storica scrive il presule sul sito www.kaldu.org rilanciato e tradotto da Baghdadhope – i fondamentalisti zoroastriani punivano il gregge cristiano e i suoi capi bruciando le chiese, uccidendo i fedeli ed imponendo tasse speciali. Ai nostri giorni i fondamentalisti musulmani stanno perseguendo in Iraq la stessa politica attraverso gli stessi strumenti". "L’umanità oggi però non può pretendere di ignorare o rimanere inerme ad assistere alla sparizione della popolazione cristiana che ha tutti i diritti di vivere nella terra ancestrale e che è sempre stata leale verso il suo Paese". Per mons. Jammo, "le idee e gli atteggiamenti di buona volontà non sono sufficienti. Ad eccezione del Kurdistan e della adiacente Piana di Ninive, nessun luogo è sicuro per i cristiani in Iraq. È tempo di prendere provvedimenti concreti". Per questo conclude "la Chiesa caldea e i rappresentanti civili dei suoi fedeli devono formulare delle proposte di soluzione per un pacifico prospero futuro per la gente e per la Chiesa".