BENEDETTO XVI E LA PACE: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Ritorna sulla pace, il Papa, da Assisi. Il suo appello è alla radice teologico, anche quando usa il concreto linguaggio della diplomazia e della politica internazionale, in particolare per la Terra Santa, "tanto amata da San Francesco". Afferma Benedetto XVI: "Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli". Certo non c’è nessuna illusione in questo "pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione". C’è, però, una certezza, che poi è alla radice della straordinaria figura di San Francesco, di cui il Papa ha celebrato l’ottavo centenario della conversione: la radice, la certezza è Cristo. Lo "spirito di Assisi", cioè la preghiera per la pace di tante Confessioni cristiane, di tante religioni, non è dunque un generico irenismo, un pacifismo solganistico: è un percorso impegnativo, che il Papa spiega proprio a partire dalla centralità della religione, della fede. "Assisi ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa… non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell’altro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione, nell’impegno per la pace e per la riconciliazione". In questo senso i cristiani quasi naturalmente sono chiamati a svolgere un ruolo di punta, come "testimoni e operatori di pace", come Francesco, uomo di pace perché così unicamente conformato a Cristo: "Francesco è un vero maestro in queste cose, ma lo è a partire da Cristo". Emergono così le note fondamentali del pontificato di Benedetto XVI: la centralità di Cristo e l’invito, l’esempio ad allargare gli spazi della razionalità. E questo implica la politica, tanto nella dimensione domestica che in quella delle relazioni internazionali. In grande continuità con la testimonianza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ne va alla radice, la rilancia e la rimotiva, la spiega e la ripresenta, come la settimana scorsa nell’incontro con il presidente americano Bush. Allora se non solo il merito, cioè i contenuti, ma anche il metodo, cioè l’impostazione di fondo proposta da Benedetto XVI può aiutare quel processo di ripensamento che oggi è all’ordine del giorno della politica, in molte democrazie avanzate come anche sulla scena internazionale, la questione cioè delle radici, dell’ispirazione, e la questione della razionalità. Questo vale per la pace, per rendere concreti gli appelli, ma invita anche alla verifica del tono, della qualità della politica negli orizzonti nazionali, a partire proprio anche da questa Italia di cui Francesco è patrono. Un tema da sviluppare nelle sue molteplici e non scontate implicazioni.