BENEDETTO XVI: "LO SPIRITO DI ASSISI SI OPPONE ALLA VIOLENZA"

"Parlare di conversione significa andare al cuore del messaggio cristiano ed insieme alle radici dell’esistenza umana". Lo ha detto, ieri mattina, Benedetto XVI, nella celebrazione eucaristica nella Piazza Inferiore di San Francesco ad Assisi dove era in visita per l’ottavo centenario della conversione del Poverello. Guardando i primi 25 anni della vita di Francesco, il Papa ha notato che "peccato era il suo concepire e organizzarsi una vita tutta centrata su di sé, inseguendo vani sogni di gloria terrena". Non gli mancava, quando era il "re delle feste" tra i giovani di Assisi, "una naturale generosità d’animo", ma questa era "ancora ben lontana dall’amore cristiano che si dona senza riserve". In quell’epoca "gli sembrava amaro vedere i lebbrosi": "Il peccato – ha osservato il Pontefice – gli impediva di dominare la ripugnanza fisica per riconoscere in loro altrettanti fratelli da amare. La conversione lo portò ad esercitare misericordia e gli ottenne insieme misericordia". Così "servire i lebbrosi, fino a baciarli" fu "una vera esperienza religiosa, comandata dall’iniziativa della grazia e dall’amore di Dio". "Convertirci all’amore – ha spiegato il Papa – è passare dall’amarezza alla ‘dolcezza’, dalla tristezza alla gioia vera. L’uomo è veramente se stesso, e si realizza pienamente, nella misura in cui vive con Dio e di Dio, riconoscendolo e amandolo nei fratelli". (segue)