E’decisivo "un impegno politico a livello mondiale che affronti le cause ultime che portano alla migrazione forzata: la povertà, la violenza, l’ingiustizia, il sottosviluppo, la disoccupazione"; ma è altrettanto decisivo "un impegno culturale per la formazione alla centralità della persona, la critica alla xenofobia, spesso favorita dai media, il sostegno ad una integrazione vera che salvi l’identità delle persone". A queste conclusioni sono pervenuti i segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa, riuniti nei giorni scorsi a Minsk, in Bielorussia, su iniziativa del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa). Tema dei lavori, "Migrazioni: una sfida per l’Europa". "La Chiesa si legge in una nota diffusa a conclusione dell’incontro – è preoccupata dei problemi sociali legati al fenomeno migratorio: illegalità, disoccupazione, invecchiamento della popolazione nei paesi di partenza, traffico di persone, disgregazione delle famiglie, bambini di che crescono senza genitori… L’attività caritativa e solidale dei cristiani è una risposta urgente e immediata a queste sfide", ma ad essa si deve aggiungere "un impegno politico e culturale", una particolare cura pastorale "dei diversi gruppi etnici" e la capacità di gestire "l’incontro tra le diverse religioni, una novità per alcuni Paesi". (segue)