"Dio è accessibile" e tramite l’incarnazione di Cristo "possiamo dire che Dio è veramente divenuto Dio con noi". Per il Papa, è questo il messaggio di fondo del Trattato sull’incarnazione del Verbo, l’opera più famosa di Sant’Atanasio di Alessandria, nato nel 300, diventato vescovo nel 328 e morto il 3 maggio del 373. I padri niceni, ha ricordato Benedetto XVI citando la partecipazione di Sant’Atanasio al Concilio di Nicea, si trovarono di fronte "al grave problema originato qualche anno prima" dall’eresia ariana, che "minacciava l’autentica fede in Cristo, dichiarando che il lògos non era vero Dio, ma un essere medio tra Dio e l’uomo; così il vero Dio rimarrebbe inaccessibile per noi". A Nicea, invece, è stato "fissato il simbolo della nostra fede, completato poi dal Concilio di Costantinopoli, e rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella liturgia come credo niceo-costantinopolitano". L’"intransigenza" e la "tenacia" di Sant’Atanasio nel contrastare l’arianesimo provocò una "dura opposizione contro di lui", sfociata nell’esilio, usato per "sostenere in Occidente la fede nicena", di fronte alle "divisioni dolorose nella Chiesa" dovute alla "crisi ariana".