La città, ha proseguito mons. Sigalini, "è contesto privilegiato del nostro riflettere sulla missione". In essa "la Chiesa deve offrirsi come casa ove abitare, nella quale poter cercare Dio insieme, dove coltivare l’ideale della fraternità, dove trovare in Gesù la fonte della speranza". "Qui ha aggiunto dove ogni giorno il pendolarismo scarica fiumi di gente che lascia la sua casa, i suoi affetti, la serenità o la concretezza delle relazioni familiari", "ciascuno deve poter incontrare la forza e la luce che l’aiuta a dare risposta alle domande del bene, del vero e del bello". E ha sottolineato come "la Chiesa non esiste per se stessa". "Potranno ancora le nostre chiese con la porta aperta sulla pubblica piazza manifestare questo carattere decisivo della Chiesa: essa è della città e si offre alla città". Un’apertura che significa missione, e che deve porre al centro il primo annuncio, "che fonda e genera la comunità cristiana" e "giudica tutte le mediazioni che si sono costruite e si costruiscono nella vita della Chiesa". In parole semplici, ha concluso, "ogni volta che si apre bocca nella comunità cristiana non si dia mai per scontato il centro della fede, ma in ogni riflessione possa risuonare la risposta alla domanda: ‘Perché sono cristiano?’".