Nel corso della veglia si è pregato ricordando alcune tragedie e ad ogni preghiera è stata accesa una candela: “sentiamo ha detto don Zuppi – di fronte al loro ricordo, all’abissale solitudine della loro morte, la domanda di che fine hanno fatto l’umanità, i sentimenti di pietà. Insomma: dove eravamo? E con questa la scelta che nessuno muoia più così. La loro via crucis si è conclusa per tanti in mare. Altri sono morti proprio quando la speranza sembrava raggiunta, perché certe sentenze di espulsione gettano nell’abisso della disperazione, ed inducono a non dare più valore alla vita”. Di tanti ha concluso il sacerdote non conosciamo i nomi:”quando non c’è amore l’altro è ridotto sempre ad un numero, ad un fantasma. Solo l’amore conserva il moracolo irripetibile che è il nome, la storia di ognino dove è stata deposta in tutti l’immagine di Dio, quell’uomo li, quella donna li, quel bambino. Chi dimentica saràdimenticato. Essi sono sconosciuti agli uomini ma non a Dio, loro fratello maggiore”. Prima dell’inizio della veglia ha portato il saluto il presidente del centro Islamico di Roma Radouane che ha richiamato il problema dei rifugiati sottolineando che solo “la pace può risolvere questo male”. Nei primi cinque mesi dell’anno i morti, solo nel Canale di Sicilia, sono stati 131, più 35 sulle rotte tra Algeria e Sardegna mentre dal 1988 le morti documentate dalla stampa internazionale sono state 8.995: di questi 3.087 sono dispersi in mare.