"In un mondo attraversato da troppi conflitti, e tuttavia sempre più intercomunicante e interdipendente ha proseguito Ruini – la fede cristiana e l’umanesimo che da essa scaturisce si trovano messi a confronto, in termini nuovi e spesso difficili, con altre grandi e antiche religioni e civiltà che stanno emergendo, o meglio riemergendo, sulla scena mondiale". Secondo il cardinale, dunque, "per la costruzione di un futuro che sia il più possibile buono, pacifico e vivibile per tutti, è decisivo che quei popoli i quali hanno la loro fondamentale matrice culturale nel cristianesimo non abdichino al proprio ruolo storico e lo svolgano nella fedeltà al proprio ‘codice genetico’". L’umanesimo cristiano, ha ricordato il porporato, "si presenta storicamente come un processo sempre aperto": in altre parole, "l’antropologia che ha il suo punto di riferimento in Gesù Cristo ci dà una precisa immagine e interpretazione dell’uomo, capace però di incarnarsi nelle più diverse situazioni e contesti storici, conservando la sua specifica fisionomia". Per questo ha concluso Ruini "il cristianesimo è generatore di culture e di civiltà che sono assai differenziate e mantengono tuttavia una parentela e una somiglianza inconfondibili".