"Lo stile di povertà nella struttura e nell’uso dei mezzi rimanga patrimonio costante e ci aiuti in modo rigoroso a servire i poveri, senza servirsi dei poveri". A parlare, durante la tavola rotonda pomeridiana dedicata al cammino di Caritas italiana (nell’ambito del 31° Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso fino al 28 giugno a Montecatini) è oggi mons. Giovanni Nervo, primo presidente di Caritas italiana: "Quando la Cei nel 1971 mi ha chiamato a Roma ha raccontato -, subito mi sono spaventato, poi ho trovato forza e serenità in due pensieri: la Chiesa è del Signore, se vuole questa cosa per la sua Chiesa ci aiuterà a trovare le strade per realizzarla; e poi potevamo lavorare insieme, come Chiesa. Guardando, a distanza di quasi 40 anni all’esperienza vissuta, devo dire che veramente il Signore ci ha condotto per mano e proprio sulla strada dell’animazione della carità". Mons. Nervo ha ricordato alcuni fatti che hanno segnato il cammino della Caritas: il terremoto del Friuli del 1976, "che ci ha portato ai gemellaggi, strada maestra di animazione alla carità"; il fenomeno dei profughi vietnamiti, "che ha educato le comunità cristiane e parrocchiali che li hanno ricevuti all’accoglienza"; le grandi calamità (Sahel, Bangladesh, Guatemala, ecc.) "che hanno aperto le nostre comunità alla comunione con le Chiese e i popoli del mondo"; il contributo del volontariato e del servizio civile.