"Il problema sta qui: non voler capire che ci sono delle modalità che assumono rilevanza fiscale per attività che non procurano reddito e non costituiscono un motivo per il Comune di tassare con l’Ici un’attività che esso stesso promuove". Mons. Betori si è detto anche favorevole ad una "vigilanza" da parte dei Comuni "per verificare se ci sono attività che non abbiano queste caratteristiche. Le attività che non sono non profit è dovere ha sottolineato – del Comune tassarle. Sarebbe, infatti, grave che per queste imprecisioni dovesse pagare chi, invece, ha attività non profit socialmente rilevanti come la Caritas. So di comuni che fanno pagare l’Ici a comunità di recupero di tossicodipendenti. Una cosa abnorme. Accade anche l’inverso che attività di carattere alberghiero non viene fatta passare per tale mentre andrebbe contestualmente specificata e colpita. Questa attività ha concluso si sta già facendo di concerto con il ministero dell’Economia che ha attivato un tavolo di confronto proficuo con tutti gli enti interessati. Sono cose complesse che stanno ricevendo delle semplificazioni falsificanti. Le interpretazioni apparse sui giornali sono di una povertà ed incapacità veramente abissali, abnormi".