Per Moro un altro aspetto da non sottovalutare è il ruolo che giocherà, in questa crisi, l’Unione africana (Ua), che insieme all’Onu, dopo il via libera del governo sudanese, dispiegherà nella regione 20mila uomini. "Sempre di più chiarisce – si sta cercando di fare in modo che sia l’Ua ad avere un ruolo privilegiato nell’orientare il dibattito e le situazioni di crisi in Africa". In realtà, "l’Ua è l’organizzazione multilaterale più recente (sorta nel 2002, n.d.r.), e, per certi aspetti, ancora debole, ma negli ultimi tempi, dato che l’Africa è terra di crisi anche belliche, ha avuto più di un banco di prova per proporsi nello scacchiere internazionale, riuscendo ad avere performance non negative, come nella crisi della Guinea nei primi mesi del 2007". Secondo Moro, "il fatto che adesso in Darfur diventerà operativa la forza ibrida Onu-Ua è già una legittimazione del ruolo dell’Ua, che le permetterà di dialogare sul piano politico". "È importante aggiunge – che la legittimazione dell’Ua avvenga nella più ampia legittimazione delle Nazioni Unite, che devono essere la sede in cui si esercita la dimensione della sovranità con titolo di intervenire nei processi di pace e nelle situazioni di crisi". "Ogni tentativo messo in atto non coinvolgendo l’Onu o in sua opposizione conclude – è un atto che danneggia la comunità internazionale e indebolisce la pace".