"Il fatto che il governo del Sudan non sia coinvolto non offre grandi ragioni di speranze, ma non è senza importanza la disponibilità sulla presenza di una forza militare Onu-Unione africana (Ua). Bisogna continuare il dialogo con Karthoum, presentando la Conferenza come un’occasione per allargare il dibattito, mettere la pace al centro, senza dettare l’agenda a nessuno". Questa l’opinione di Riccardo Moro, direttore della Fondazione "Giustizia e pace" della Cei, sulla Conferenza internazionale di Parigi sul Darfur, promossa ieri dal ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner. No, pertanto, a "trionfalismi sulla Conferenza per non spiazzare chi non c’era che altrimenti non si sente coinvolto e tenderà a minimizzare o disconoscere i risultati" dell’incontro. Importante anche, a giudizio di Moro, la presenza della Cina al vertice parigino, cui hanno partecipato i capi di 18 capi delle diplomazie di 18 Paesi: "Anche se ufficialmente il governo sudanese ha giudicato inopportuna la Conferenza di Parigi, ha avuto un’antenna privilegiata al vertice grazie al fatto che ha partecipato la Cina, attuale Paese di riferimento internazionale per il Sudan". (segue)