In riferimento al cammino dell’Unione europea, che nei mesi scorsi ha celebrato il 50° anniversario dei Trattati di Roma, i vescovi italiani, si legge nel comunicato finale della 57ª Assemblea generale, hanno posto l’accento "sulle ambiguità di un cammino che, accanto a valori positivi, presenta orientamenti e prospettive non sempre condivisibili, perché non compatibili con i valori antropologici presenti nella dottrina sociale della Chiesa, nella concezione integrale dei diritti umani e nello stesso diritto naturale". I presuli hanno perciò richiamato i cristiani impegnati nelle istituzioni europee "a una più coraggiosa testimonianza della fede e dei valori del Vangelo". In particolare, "è auspicabile un maggiore impegno delle Chiese perché la testimonianza dei credenti e delle persone di buona volontà e la presenza attiva e coordinata delle aggregazioni cattoliche o di ispirazione cristiane nel dibattito europeo possano contribuire al processo di discernimento istituzionale". I vescovi, infine, hanno ricordato che per la costruzione di una "rete sociale europea", quale prospettiva dell’attuale allargamento geografico, "è da riconsiderare la centralità della famiglia, quale pilastro del modello sociale, il cui apporto, in termini di educazione ma anche di stabilità affettiva e sociale, non può essere surrogato da altre strutture, anche di natura pubblica".