"E’ possibile assicurare la libertà dell’uomo proseguendo nel tentativo intrapreso da larga parte dell’Occidente di edificare la città ‘come se Dio non ci fosse’? oppure è prevedibile che al capolinea di questo percorso ci sia la schiavitù dell’uomo": è la domanda posta ieri sera a Bologna, nella basilica di S. Petronio, dall’arcivescovo card. Carlo Caffarra, durante la celebrazione commemorativa del "Liber Paradisus", presenti il sindaco Sergio Cofferati e il rettore dell’università Alma Mater, Ugo Calzolari. Il "Liber Paradisus" (Libro del Paradiso) è un testo contenente la legge emanata nel 1256 dal Comune di Bologna con cui si proclamò l’abolizione della schiavitù e la liberazione dei servi della gleba. La città fu la prima al mondo ad abolire ufficialmente la schiavitù e il comune pagò per liberare 5.855 servi la somma di 54.014 lire bolognesi dell’epoca. Caffarra, nella sua meditazione, ha invitato ad ascoltare la voce della coscienza che "ha sempre testimoniato senza ambiguità che ci sono verità e valori che non accettano di essere discussi, ed ancor meno negoziati, ma solo riconosciuti e venerati". Ha anche invitato i bolognesi "alla custodia del nostro patrimonio spirituale" che "è affidata interamente all’atto educativo", avvertendo che "non possiamo più nella nostra città dissimulare l’esistenza di una grave emergenza educativa".