A questa nuova situazione si lega un problema: "I gestori ha chiarito mons. D’Urso sono enti economici altamente specializzati e basati esclusivamente su criteri aziendali di profitto nel recupero dell’investimento, non possono perdere nulla nella gestione del contenzioso: se il credito è stato comprato a 100, non lo si può recuperare a meno e, quindi, la transazione diventa un problema per il debitore". Insomma, questi enti sono "molto aggressivi nel recupero crediti". Per quanto riguarda la nuova legge sulle procedure esecutive, "è andata incontro agli interessi di tali gruppi ha osservato mons. D’Urso favorendo la celerità delle procedure". Comunque, "occorre tener presente che spesso la lunghezza delle procedure immobiliari era dannosa per entrambe le parti: il creditore, che non riusciva a recuperare, e il debitore, che era soggetto a pressioni del creditore per non far andare avanti la procedura, pagando per ottenere rinvii". Della riforma D’Urso considera "un’innovazione dannosa per il debitore l’inammissibilità della conversione del pignoramento dopo che è stata disposta la vendita, perché limita la possibilità di accordo, controllato dal giudice, alla sola fase della prevendita". Comunque, "la normativa attuale è nel senso di velocizzare le procedure, spesso in maniera indiscriminata, con pressione sul debitore per fargli liberare la casa".