"Il vero cristiano ama l’ebreo, ama il musulmano. E, in genere, lo straniero. Se io sono certo della mia identità, dei valori in cui credo, non ho paura di confrontarmi con l’altro". Cardini torna sui temi affrontati nella sua relazione a Strasburgo, poi fornisce al Sir la sua interpretazione sulla recente rinuncia, da parte dell’Ue, a inserire i simboli (bandiera, inno, motto) nel futuro "trattato di riforma" che dovrebbe scaturire dalla Cig. "Il primo errore dell’Europa è stato di rinunciare ai simboli cristiani, che certo non esauriscono la nostra cultura e identità, ma la segnano profondamente. Se poi oggi l’Ue mette da parte i simboli più recenti commette un errore dal punto di vista della sua immagine presso i cittadini, che hanno bisogno di elementi in cui riconoscersi". Cardini aggiunge subito: "Del resto è pure vero che i simboli cui si rinuncia, a partire dalla bandiera blu con le dodici stelle, non hanno storia. Sono troppo recenti, la gente non li sente come propri". Sulla bandiera aggiunge: "Io spero che non debba più succedere che un giovane europeo in missione di pace torni a casa in una bara. Ma se ciò avvenisse, vorrei che su quella bara fosse poggiata proprio la bandiera europea. Solo così, con la vita e con la morte, con la storia, i simboli acquistano un forte valore condiviso".