Nonostante l’Esecutivo ritenga finora remota la possibilità di attacchi bioterroristici, l’Ue intende muoversi con misure preventive. "Per migliorare la capacità dell’Unione europea di prevenire un incidente o un attentato a carattere biologico", è "necessario consultare tutte le parti interessate negli Stati membri e a livello Ue, ad esempio le autorità nazionali responsabili della prevenzione dei rischi, delle indagini e degli interventi, della sanità pubblica (umana, animale e vegetale), delle dogane, della protezione civile, le autorità di contrasto, l’esercito, la bioindustria, gli epidemiologi e il settore sanitario, le università e gli istituti di ricerca biologica". Tra le principali "fonti di preoccupazione" individuate nel Libro verde emergono: una ricerca scientifica fuori controllo, le lacune "nella capacità analitica dell’Europa di ridurre i rischi biologici", la carenza della "cultura della sicurezza". La Commissione punta soprattutto a migliorare l’azione di contrasto e "la cooperazione fra i vari servizi e settori per quanto riguarda sia la prevenzione che la reazione". Le conclusioni del confronto aperto verranno quindi convogliate dalla Commissione per una concertazione a livello comunitario, "pur nel rispetto del principio di sussidiarietà" e delle azioni già in atto a livello nazionale.