L’esilio come "esperienza di svuotamento", ma anche "occasione di testimonianza, per mostrare la grandezza di Dio" è l’immagine biblica che padre Paolo Garuti, biblista e docente all’École biblique di Gerusalemme e alla Pontificia università "San Tommaso" di Roma, accosta al rapimento di padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime sequestrato nelle Filippine lo scorso 10 giugno. "La Scrittura riflette padre Garuti racchiude l’angoscia, la rabbia, lo sconforto di chi è ingiustamente privato della libertà in due cifre: l’esilio e la prigionia. L’esilio è esperienza estrema di solitudine. L’uomo è privato di tutto ciò che credeva suo: del proprio cielo, dei propri progetti, dello spazio d’azione abituale, delle comunicazioni quotidiane d’affetti e di idee. È solitudine perché è lontananza: ‘Solo è chi manca’, diceva un autore di teatro. È espropriazione in quanto esperienza della barbarie, della diversità violenta dell’altro". (segue)