"Se non si riesce più a comprendere che la vita è un dovere e una vocazione, è poi molti difficile riuscire a leggere le altre nostre situazioni di vita, personale e comunitaria, come un dovere e una vocazione. Tutto diventa patrizio e rivendicativo di diritti senza doveri". Lo scrive mons. Giampaolo Crepaldi, presidente dell’Osservatorio internazionale sulla dottrina sociale della Chiesa "Card. Van Thuân", sul numero in corso del bollettino dell’Osservatorio, dedicato al problema del rispetto della vita nascente ed in particolare alla questione dell’aborto in Germania, Slovacchia e Polonia. "Ritengo continua il presule che uno dei più grandi problemi di oggi sia proprio questa incapacità a vedere nella propria natura umana, nella propria identità sessuale, nei figli, nella moglie e nel marito, nel lavoro o nella propria identità culturale una vocazione, ossia un progetto su di noi che ci interpella, che ci chiede apertura e assunzione di responsabilità, accoglienza e progetto". Per l’Osservatorio "il tema della vita è strategico per la costruzione di una società umana". "Senza il libero sì all’accoglienza di quanto non dipende da noi nell’origine ma ha bisogno di noi per raggiungere il proprio fine conclude mons. Crepaldi niente più ci parla, le cose e le persone non rivelano più un ordine e la vita rimane muta".