Tre geni in grado di spiegare buona parte della capacità di controllare in modo efficace l’infezione e la progressione del virus dell’Hiv-Aids. Ad identificarli è stato un consorzio internazionale di scienziati, di cui fanno parte anche tre gruppi di ricercatori italiani, provenienti dall’Università Cattolica di Roma e dalla Fondazione "Icona", dall’Università di Modena e Reggio Emilia e dall’Istituto San Raffaele di Milano. Scopo della ricerca, pubblicata su "Science" e alla quale hanno lavorato 19 gruppi in tutto il mondo (dagli Stati Uniti all’Europa all’Australia), era quello di "identificare e capire le basi genetiche grazie alle quali alcuni individui infetti con l’Hiv sono in grado di controllare in modo efficace il progredire del pericoloso contagio, mentre in altri purtroppo il suo sviluppo segue una tragica e fatale evoluzione", in modo da individuare "nuovi trattamenti terapici" contro l’Aids. Grazie alle tecnologie più avanzate di genetica molecolare, si è potuto analizzare l’intero genoma umano di un gruppo di 486 pazienti sieropositivi. Su un totale di 555.352 varianti genetiche, ne sono state identificate due in grado di spiegare oltre il 15% delle cause della variabilità nella risposta dei soggetti che hanno contratto l’infezione; un terzo gene è responsabile del 5,8% della variabilità genetica di risposta al virus.