” “” ” ” “In un’intervista rilasciata al sito Baghdadhope mons. Isaac fa il punto sulle condizioni dei cristiani perseguitati in Iraq: "1400 famiglie cristiane hanno lasciato Dora per trasferirsi chi all’estero, chi nel nord e chi in altre zone di Baghdad. Sono famiglie distrutte, fuggite dai tentativi di farle convertire, di pagare la tassa di protezione, fuggite senza niente, con un passato distrutto ed un futuro incerto. Per questi la Chiesa fa quello che può, ma non è mai abbastanza per ciò che stanno soffrendo. Le chiese a Dora sono chiuse, a Mar Yacoub, ad esempio, erano rimasti due fratelli di guardia che sono stati uccisi, ma anche in altre zone della città la situazione è grave, per un totale di 23 chiese caldee ci sono solo 12 sacerdoti eppure i fedeli, per quanto pochi, cercano ancora di frequentarle, di avere dai sacerdoti e dalla preghiera quel conforto che è così difficile da trovare a Baghdad”. La situazione peggiora anche al nord dove molti cristiani hanno cercato riparo. "Ci sono diversi problemi nel Nord non controllato dal governo curdo" spiega il rettore. "Mons. Rahho, vescovo di Mosul, ha riferito che ormai metà della popolazione di fede cristiana della città è fuggita, ed anche i piccoli centri non sono sicuri. Secondo i sacerdoti di Qaraqosh quasi ogni giorno qualche persona del villaggio viene rapita. Qaraqosh è un piccolo centro e chi vuole studiare o lavorare deve per forza spostarsi verso Mosul, un viaggio molto pericoloso". L’anno accademico appena finito, che ha visto laurearsi 11 nuovi dottori, 2 laici, 1 suora e 8 seminaristi caldei, è stato dedicato ai "Martiri della Chiesa" in ricordo di padre Ragheed Aziz Ganni e di tre suddiaconi a Mosul lo scorso 3 giugno.