Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
Un problema strutturale della nostra società emerge dall’aggrovigliata cronaca della vicenda delle pensioni: il rapporto tra le generazioni e, in concreto, quello con il futuro, il futuro del sistemaPaese.
Sono quasi vent’anni che si è constatata la cosiddetta "fine delle aspettative crescenti", per cui i figli con tutta probabilità non avrebbero potuto fare esperienza dei grandi cambiamenti (in meglio) nei redditi, nei consumi, nello status, che avevano caratterizzato tutte le generazioni che si erano susseguite dopo la seconda guerra mondiale. Avrebbero al meglio potuto mantenere le posizioni.
Questa percezione dei padri e delle madri ha accompagnato diversi fenomeni, a partire da una certa percezione di chiusura "corporativa" della società italiana, che da molte parti è ormai evidente. La prima è la mancata correzione del trend demografico negativo che ha caratterizzato l’Italia rispetto ad altri Paesi. La seconda è che i (pochi) figli hanno interiorizzato questa situazione e questa percezione dei genitori, di fatto rivedendo al ribasso le loro proprie aspettative di intrapresa e, dunque, di affermazione e di crescita.
Questo triplice movimento è stato poi ulteriormente aggravato dal fatto che la "questione generazionale" è stata fin dall’inizio percepita e vissuta come un fatto privato, di cui non solo i poteri pubblici, ma financo il dibattito pubblico non dovesse interessarsi. Anche la questione delle politiche sull’immigrazione che del combinato disposto di questi fenomeni è una delle risultanti obbligate – da grande tema nazionale, com’era quando per la prima volta l’Italia, proprio una ventina di anni fa, ha cominciato a "importare" sistematicamente immigrati, è stato di fatto privatizzato, attraverso forme di localizzazione, così da stemperarne la portata.
Si accentua insomma un senso di spaesamento, quasi certificato da alcune conseguenze del dibattito in corso sulle pensioni: si alza l’età dell’ingresso al lavoro, si alza la speranza di vita e il tasso di attività anche ben oltre i sessant’anni, con il risultato di creare un imbuto e una paradossale forma di concorrenza tra generazioni. Nessuno può dire come evolverà a breve il sistema politico italiano. Ma certo se si vuole indicare un tema "bipartisan", eccolo. Su questo ci si può esercitare per collegare e contemperare flessibilità e garanzie, rischio e tutela, quello di cui insomma l’Italia ha bisogno oggi, per ritornare a fare, dopo tanti anni, senza vischiosità ideologica, "investimento sociale".
Questo comporta anche una nuova soggettività giovanile, non tanto in termini rivendicazionisti, quanto proprio progettuali. Verificarne la possibilità può essere una delle sfide di un percorso che porta alla XXIII Giornata mondiale della gioventù (Sydeny, 15-20 luglio 2008), attraverso il grande incontro dei giovani italiani col Papa a Loreto, ai primi di settembre, nel segno del rinnovamento, del coraggio, della testimonianza, degli ideali grandi e veri.