POVERTÀ: CARITAS-ZANCAN, "UTILI E NECESSARI GLI INTERVENTI DELLA CHIESA MA NON BASTANO"

Assenza di un piano di contrasto alla povertà, ricaduta negativa di questo vuoto nella famiglia, il rischio di un progressivo allargamento dell’esclusione sociale. Sono "essenzialemente" questi tre elementi a caratterizzare quest’anno il VII Rapporto su povertà ed esclusione sociale. A sottolinearlo è stato questa mattina mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan. "In sintesi – ha detto – la storia del nostro Paese è come disseminata di ‘buone intenzioni’ ma esse non si sono mai tradotte in un piano esplicito, serio, organico di lotta alla povertà, ivi compresa la dotazione di criteri e di tempi di verifica della sua efficacia". Caritas e Fondazione Zancan – prosegue Pasini – "escludono inoltre che il problema della povertà possa essere risolto delegandolo al solidarismo privatistico. Gli interventi del privato-sociale e della stessa Chiesa sono indubbiamente utili e necessari , ma sono di loro natura integrativi dell’intervento pubblico e per lo più settoriali. Non hanno pertanto né la capacità né il potere di affrontare globalmente il problema della povertà e delle sue cause, né quello di garantire ai poveri risposte sul piano dei diritti". "Pertanto – ha aggiunto Pasini – è difficile pensare che la povertà possa essere superata senza un piano organico che coinvolga in prima persona l’istituzione pubblica".