"Una legge non può avere solo scopi utilitaristici e la sua bontà non si misura unicamente attraverso i numeri; dati che peraltro richiedono una valutazione di tipo culturale e di tipo scientifico": così Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta al SIR i numeri contenuti nella relazione sull’attuazione della legge 40 trasmessa ieri al Parlamento dal ministro della Salute Livia Turco. In un’intervista da domani su old.agensir.it, Pessina mette in guardia da una lettura "puramente ideologica" e avverte che una legge "non è una linea guida tecnico-scientifica, ma deve fondarsi su un progetto etico sociale volto a tutelare valori condivisi alla base di una società certamente pluralistica non confessionale ma che non può rinunciare a criteri di giustizia e tutela dei più deboli". "Non è pertanto corretto basarsi esclusivamente sul calcolo percentuale degli esiti rispetto alla situazione antecedente" al provvedimento, "che è nato allo scopo di tutelare l’embrione attraverso la riduzione del numero di quelli prodotti. Un’ulteriore questione di non poco conto, e non mi sembra sia stata affrontata, è quella di favorire delle alternative alle tecniche di fecondazione artificiale". (segue)