"Le obiezioni da più parti sollevate sull’impianto metodologico adottato nella rilevazione dei dati del registro nazionale dell’ Istituto Superiore di Sanità relativi alle tecniche di pma (procreazione medicalmente assistita), ci rendono ancor più prudenti nell’esprimere un giudizio ultimativo". Lo afferma in un comunicato diffuso ieri sera, l’Associazione Scienza & Vita. "In ogni caso – si legge nella nota – appare assolutamente condivisibile la riserva espressa sulla comparazione di dati disomogenei, tali pertanto da rendere inaffidabile il risultato finale. Del resto, già nelle dichiarazioni del ministro traspare un atteggiamento di grande prudenza che la spinge ad auspicare per il futuro ‘un’analisi dei dati raccolti e classificati in maniera disaggregata’ così da permettere un’utile associazione tra il trattamento usato, la tipologia della coppia e l’esito avvenuto". Scienza & Vita sottolinea "che non è possibile interpretare dati accorpati e non analizzabili individualmente". L’associazione suggerisce "a quanti in queste ore servendosi dei dati forniti dal ministro, si affrettano a parlare di fallimento della legge 40, di non forzare in sede interpretativa le cifre fornite". Ribadisce che la legge 40 ha messo "messo un freno al Far West procreativo" e ha "bloccato la produzione di embrioni soprannumerari destinati al congelamento e alla distruzione".