RIFORMA ELETTORALE: NOTA SETTIMANALE SIR

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

I temi all’ordine del giorno della politica sono orami rinviati a settembre. Alla ripresa si dovrebbe sapere qualcosa di più anche sulle sorti del governo, sempre in bilico e fino ad ora sempre privo di un’alternativa. La risposta a questo ricorrente interrogativo, però, oltre che ai complessi equilibri coalizionali, ha attinenza a due questioni che investono il futuro del sistema politico: la nascita del partito democratico e l’eventuale riforma elettorale. C’è qualcuno che veramente vuole una legge elettorale "sotto dettatura" – come disse a suo tempo l’allora presidente Scalfaro – del dato referendario, in termini che, come è stato opportunamente ricordato in queste settimane, farebbero passare la legge Acerbo come un esercizio di pluralismo, oppure si razionalizzerà d approfondirà la via inedita del maggioritario all’italiana oppure ancora si può pensare a una riforma che, secondo i riferimenti tedesco o spagnolo, punti non sull’elemento coalizione, ma sui partiti?
L’esperienza del maggioritario all’italiana, infatti, è stata caratterizzata da coalizioni, in grado di vincere alternativamente le elezioni, ma di perdere altrettanto velocemente consenso, così da determinare puntuali "alternanze per disperazione" (quella stessa che ad oggi i sondaggi sembrano accreditare). La logica coalizionale ha come conseguenza il moltiplicarsi delle sigle e delle forze politiche, secondo una logica che combina neo-presidenzialismo e forme neo-notalibilari.
È il momento di tornare a un sistema politico imperniato piuttosto sui partiti, cioè su formazioni solide, in grado di intrattenere tra loro una tutto sommato classica dialettica politica, arrivando alla produzione di coalizioni e di governi di coalizione secondo schemi di democrazia parlamentare classica, come peraltro avviene nella gran parte dei Paesi europei?
Il referendum elettorale – qualora superi il giudizio della Corte costituzionale – spinge alla decisione o quanto meno a quella forma di dilazione rappresentata da elezioni politiche anticipate (come fu fatto nel 1972 di fronte al referendum sul divorzio). Sarebbe il momento di decidere. Ma qui, dopo quello di Marx sui corsi e ricorsi della storia, interviene il paradosso di Kelsen, il giurista austriaco degli anni Venti, per cui "quanto maggiore è la disgregazione, tanto maggiore è la necessità della riforma, ma tanto più questa è necessaria quanto più è difficile".