Una condizione, quella dei cristiani, difficile in Medio Oriente, ma anche in altri paesi, come Cuba, Cina, Pakistan, come ha ricordato più di un testimone sul palco. Altri hanno ricordato che "il fondamentalismo islamico che perseguita i cristiani è inclemente anche con i suoi figli, che si ribellano contro gli abusi". Tutti concordi anche nel dire che non si può "mettere sotto silenzio questa situazione" e che è necessario agire "prima che sia troppo tardi". Anche il promotore dell’iniziativa, Magdi Allam, chiudendo la manifestazione, ha spiegato: "Siamo qui riuniti, quali persone di buona volontà che, al di là della propria religione e nazionalità, si sentono unite dall’imperativo di affermare e difendere il diritto alla libertà religiosa di tutti e ovunque nel mondo". Una manifestazione, quella di ieri sera, che, a giudizio di Allam, ha avuto, per i partecipanti, il senso di "riscattare se stessi, i propri valori e la propria identità, violati e traditi dal dilagare del relativismo culturale e religioso". La battaglia per la libertà dei cristiani in Medio Oriente coincide così "con la battaglia per riconquistare la nostra dignità e la nostra libertà che sono venute meno con il dilagare del relativismo cognitivo, valoriale, culturale, religioso e politico". Perciò, ha concluso, "non possiamo non dire ‘Siamo tutti cristiani’".