"Non ci sono privilegiati" per la vita eterna: lo ha ricordato, ieri, Benedetto XVI, prima di introdurre la recita dell’Angelus da Castel Gandolfo. Punto di partenza per la riflessione del Papa il Vangelo di ieri, che ci ha proposto "una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante". Infatti, rispondendo ad un tale, nella "sua ultima salita verso Gerusalemme", Gesù spiega che per salvarsi è bene scegliere di entrare per la "porta stretta". "Che significa questa porta stretta? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti?", si è chiesto il Santo Padre, che ha osservato: "In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze". In realtà, ha aggiunto, "il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è stretta. Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è stretto perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo". Dunque, "la salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale". (segue)