Chiamata ad essere "luce nelle tenebre e nello squallore dei tuguri, delle strade dove agonizzavano i fuori casta distrutti dall’ingiustizia degli uomini e dalla sperequazione sociale che tutti ci vede coinvolti". E’ madre Teresa di Calcutta, secondo il ritratto che ne fa Cristiana Dobner, religiosa carmelitana, in una nota inviata oggi dal Sir ai settimanali diocesani. Alla vigilia dell’uscita del libro sulla religiosa forse più conosciuta del nostro secolo, "Come Be My Light", Dobner traccia un parallelo tra due Terse: la suora di Calcutta e S. Teresa di Gesù Bambino, di cui Agnes Gonxa scelse il nome appena pronunciati i voti. In entrambe, si legge nella nota, confluiva "la chiamata a percorrere la loro vita in quella che i mistici denominano la notte della fede". "Teresa di Calcutta spiega Dobner – ricevette un dono inestimabile, pesante e ottenebrante, se non fosse che, la fede, messa in gioco, divenne sempre più pura e ardente, proprio per la libera adesione, voluta con tutte le forze e non trascinata da un sentimento di dolcezza e di certezza. Teresa di Gesù Bambino, logora nelle forze fisiche, credeva perché voleva credere nel Padre buono, ma era immersa in un tunnel buio, Teresa di Calcutta irradiava un sorriso di Luce proprio quando i suoi piedi nodosi e contorti non sapevano dove porre il passo per le tenebre che l’avvolgevano".