"Obiettivi sociologici, politici", di "mera convenienza" o di "folclore" sono "totalmente estranei all’autentico significato della celebrazione cristiana". Ma le nostre liturgie non dovrebbero cedere neanche alla "mondanità", la quale "può assumere connotati subdoli che rasentano la profanità e la secolarità e quindi oscurano il senso del mistero celebrato". Un richiamo al rigore nelle celebrazioni eucaristiche e liturgiche è venuto da mons. Luca Brandolini, presidente del Cal (Centro azione liturgica), intervenuto oggi alla 58ª Settimana liturgica nazionale, in corso a Spoleto. Altri "pericoli" da evitare in campo liturgico, secondo il presule, sono "la ricerca ostentata del protagonismo da parte di è chiamato invece ad essere soltanto ‘segno’ e a servire" ed il "verbalismo" nel quale "talora si cade", quando pur non negando "il valore e l’efficacia della parola di Dio la si oscura e la si sostituisce con le parole umane". L’ultima insidia citata dal relatore è quella della "spinta fideistica": nella messa, ha ammonito Brandolini, "la supplica rivolta a Dio per propiziarne la grazie e invocarne l’aiuto non va confusa con la richiesta di un intervento diretto e immediato tale da sostituirsi all’impegno dell’uomo": pena la riduzione del credente "a inerte spettatore", e la fuga dal necessario impegno nel mondo e nella storia.