CARCERE: DICHIARAZIONE CONCLUSIVA CONGRESSO ICCPPC, "UNA GIUSTIZIA CHE RIPARI E PROTEGGA"

In molti Paesi i diritti umani "non vengono garantiti, la libertà religiosa non viene assicurata e non viene permesso alla Chiesa di provvedere alle necessità spirituali e materiali dei prigionieri". È quanto scrivono cappellani, religiosi, religiose e laici impegnati nella pastorale penitenziaria in 56 Paesi del mondo nella dichiarazione conclusiva del XII Congresso della Commissione internazionale per la pastorale cattolica nelle prigioni (Iccppc), che si chiude oggi a Roma. In troppe prigioni di tutto il pianeta – è scritto nella dichiarazione – "continuano ad essere frequenti affollamento, disattenzione, e i bisogni primari dei prigionieri non vengono soddisfatti. In molte legislazioni tuttavia esiste la pena di morte, l’ergastolo e forme di esecuzione penitenziaria incompatibili con il diritto e la perfettibilità umana". Queste manifestazioni "inumane di crudeltà istituzionale devono essere corrette abolendo la pena di morte e la tortura e applicando rigorosamente le norme minime delle Nazioni Unite nell’ambito della prevenzione del crimine e in quello del sistema di giustizia criminale". Secondo i membri della Commissione, "l’attuale sistema di giustizia criminale in molti Paesi non risponde ai bisogni dei bambini e dei gruppi più vulnerabili: gli infermi mentali, i tossicodipendenti, gli stranieri e gli anziani": da qui la richiesta che vengano "sviluppati programmi, leggi e sistemi per provvedere alle necessità di questi gruppi". (segue)